The Social Dilemma, la realtà distopica del XXI secolo

cinema

Internet, diffuso capillarmente dagli anni Novanta, ha modificato il modo in cui il singolo percepisce sé stesso e il mondo esterno. Ma a quale prezzo? Qual è il suo lato oscuro?

Utile per rispondere a queste domande è il documentario prodotto da Netflix intitolato The Social Dilemma (2020) che presenta le testimonianze di ex dipendenti di alcune tra le maggiori società della Silicon Valley come Facebook, Google, Instagram, Twitter e Pinterest, che hanno deciso di discostarsi da questo mondo per problemi di tipo etico. La loro testimonianza è fondamentale in quanto mostra in modo chiaro il rovescio della medaglia, i segreti di Internet. Un buon punto di vista è dato da Tristan Harris, l’ex designer etico di Google che viene definito «la coscienza della Silicon Valley». Durante il suo periodo come dipendente Google, Harris si rese conto che le decisioni prese dal suo gruppo di lavoro avrebbero influenzato oltre due miliardi di persone e che, per questo motivo, bisognava soppesare ogni singola azione per cercare di limitarne l’impatto. Alla radice del funzionamento di Google, così come di molti altri siti, ci sono diversi espedienti che giocano sulle debolezze del singolo e che cercano in tutti i modi di tenerlo attaccato allo schermo. 

Film Still: The Social Dilemma, 2020.

Questa alienazione contemporanea, distopica come quella presentata dal previdente Fritz Lang in Metropolis (1927), deriva principalmente da quella che Harris definisce «tecnologia persuasiva» ovvero «una sorta di modello […] per mezzo del quale vogliamo modificare il comportamento di qualcuno». Tale modello si esprime attraverso espedienti come i tag nelle foto e l’azione dello scrollare per aggiornare le pagine e le notifiche, che hanno come obiettivo quello di tenere le persone sempre connesse. Tramite questi strumenti Internet cattura l’attenzione del singolo, modificando la sua esperienza in rete in base alle ricerche che esso compie. Google, così come altri siti, modella suggerimenti di ricerca, pagine personali e pubblicità in base alle preferenze dell’utente, chiudendolo in una sorta di bolla in cui vede e legge solo quello che fondamentalmente già conosce. Questo sistema minuzioso ha influenzato così tanto le masse da portarle a fenomeni come fake news, cyberbullismo e narcisismo digitale. Le persone sono così assuefatte dal Web da lasciarsi condizionare dal numero di likes, dai commenti, da articoli che, sfruttando la vulnerabilità dell’utente, aumentano il carico di odio e di depressione. Lo psicologo statunitense Jonathan Haidt afferma che tra il 2011 e il 2013 c’è stato un incremento di depressione e ansia tra gli adolescenti americani e un aumento esponenziale dei ricoveri per lesioni autoinflitte e suicidi tra le ragazze. Le cifre di quest’ultimo caso sono impressionanti, si va da un +70% nelle giovani tra i 15 e i 19 anni e un +151% in quelle tra i 10 e i 14 [1].

Film Still: The Social Dilemma, 2020.

La mancanza di empatia e di capacità di giudizio hanno portato a guerre virtuali che spesso si sono spostate al di fuori della dimensione digitale. Le fake news hanno condizionato le persone più vulnerabili e ignoranti portandole a credere in teorie cospirazioniste, come il terrapiattismo, a traviare informazioni riguardanti medicina e scienza, come i negazionisti del virus COVID-19 o i No vax, ad odiare le persone più deboli e infine hanno convinto una gran parte della popolazione a votare sulla base di informazioni false. Si sta arrivando a un punto di non ritorno.

Un nuovo inizio è possibile?

Ma l’uomo è davvero destinato a diventare un elemento meccanico, alienato ed egoista? Lo scrittore Nicholas Carr offre un’ottima panoramica sull’argomento nel testo Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello (2011). Carr afferma che ogni invenzione ha modificato, alcune volte in maniera più leggera e altre radicalmente, il modo in cui l’uomo pensa e agisce. Dall’avvento di Internet l’individuo si è adattato alla tecnologia, per esemprio sviluppando il multitasking, la capacità di eseguire un gran numero di azioni  contemporaneamente. Questo comportamento indebolisce la lettura approfondita, spesso impedisce di concentrarsi su un’unica azione mentre ci si destreggia  tra mail, social media, app di messaggistica e giochi online. Sarebbe giusto abbandonare la tecnologia o, al contrario, concederci completamente ad essa? La virtù sta nel mezzo. Come ogni altra invenzione, Internet sta apportando dei cambiamenti radicali nella vita dell’essere umano. All’uomo il compito di maturare la consapevolezza che Internet può trasformare e migliorare il suo futuro e che va usato con attenzione al prossimo, con un pizzico di altruismo e uno di genialità.  

Film Still: «Se non stai pagando per il prodotto, il prodotto sei tu», The Social Dilemma, 2020