Breve storia della paura fantastica

letteratura

Mi sono sempre chiesto se fosse possibile conciliare il realismo della letteratura italiana con il genere horror, così irrazionale, oscuro e astratto. Questo insolito quesito di dubbia utilità è saltato nel mio cervello diversi anni fa: mi trovavo sul tram, distrutto e sfiancato dopo una giornata di università milanese (che ai tempi odiavo), e mi capitò di assistere e di ascoltare ad una discussione alquanto peculiare.

C’era questo ragazzo, completamente abbandonato alla sua dissertazione, in preda ad un furore che mi colpì non poco, che insisteva fortemente nella sua proposta di far leggere, nelle scuole, It, il romanzo-manifesto dell’horror post-moderno, al posto de I Promessi Sposi. La notte e il giorno; il violento sovrannaturale americano contro la cruda realtà del contemporaneo italiano. All’inizio pensai che la voce che muoveva questa idea fosse quella di un pazzo, un fanatico che intendesse screditare gratuitamente il capolavoro di Manzoni in favore di una voluta antitesi senza criterio, ma, col tempo, negli anni successivi, dovetti ricredermi sull’intera faccenda.

Non è certo mia intenzione screditare Renzo e Lucia, dal momento che la loro casa di carta e inchiostro è intoccabile sotto ogni punto di vista, ma, allo stesso tempo, il grande romanzo di King rappresenta un caposaldo della letteratura di equale valore.

It è un grande e ponderato romanzo di formazione, per giovani e per adulti; racconta l’infanzia, l’amicizia, la crescita, la formazione, l’identità, la famiglia, tutti temi di cui la letteratura mondiale si è sempre fatta carico, ma che spesso la letteratura di genere non lascia trapelare.

Non è questa la sede per sondare e sviscerare in toto il romanzo di Pennywise e dei Perdenti, e d’altra parte non basterebbe un giorno intero per quest’impresa tanto titanica quanto fondante; il punto cruciale deve e vuole essere un altro: il fantastico non è altro che la maschera suprema del realismo, versatile e dai mille colori.

L’horror, la fantascienza, il fantasy e le miriadi di sfumature di genere, che solo la fantasia e l’immaginazione sono in grado di mettere a fuoco, rappresentano una lettura altra e ben strutturata del reale che ci circonda, reale in ottica sociale, politica, civile e culturale. I racconti di fantasmi di esordio del genere gotico, per esempio, non furono altro che la risposta ad una incontenibile esigenza di evasione dalla grigia e fumosa meccanicità del progresso illuminista; esasperati da tante certezze e verità indiscutibili, la superstizione e l’irrazionalità hanno cullato i sogni di molti lettori.

Questa “malinconia” ha riecheggiato nel primo grido-vagito della creatura del dottor Frankenstein, il primo a vedere la tecnologia come qualcosa che potesse opporsi alla ferrea stretta di una natura sublime e contemporaneamente matrigna; e questa stessa inquietudine ha fatto uscire dai loro specchi infranti i fantasmi di Mr. Hyde e di Dorian Gray, personaggi esasperati dall’ipocrisia vittoriana, troppo pomposa e falsa per essere sopportata e vissuta con serenità. Infatti, mentre la natura viene abbandonata e relegata ad angolo di paradiso ormai perduto e dimenticato con l’avvento baudelairiano della modernità, è la metropoli a divenire il ricettacolo di storie, desideri e sogni. A proposito di sogni, quando nel 1919 quel geniaccio di Freud darà alle stampe Il perturbante non solo metterà a fuoco l’evoluzione del futuro genere horror, ma teorizzerà quella che è l’essenza stessa della fantascienza.

È perturbante ciò che, invece di restare nascosto e oscuro, emerge agli occhi dell’individuo sconvolgendo la sua idea di mondo e di verità delle cose; la scoperta di altri mondi, di altre e nuove forme di vita e la possibilità di entrare in contatto con esse sono tutte espressioni di un’asfissia socio-culturale ormai insostenibile, che può rivelarsi tanto costruttiva e progressista, come in Asimov, quanto distruttiva e sconvolgente, come in Lovecraft.

Se, d’altro canto, il fantasy si impone, senza timore alcuno, come emblema e messaggero di tutto un bagaglio di temi e sentimenti ormai rimasti nell’oblio come l’onore, l’amor cortese e l’eroismo, l’horror viene silenziosamente nutrito dal perturbante freudiano e prende due strade: una sovrannaturale e una umana.

Se la prima è lastricata di mostri, di orrori e di entità “altre”, partorite con il solo scopo di terrorizzare lo spettatore, la seconda è costruita sulle follie e sulle paranoie di individui asociali, terribilmente inadatti a vivere all’interno di qualsiasi società civile. Entrambi questi sentieri, però, confluiscono in quello che si configura come il terrore contemporaneo. Si tratta di una paura rapida, incontrollabile, istantanea, terrificante, violenta e gratuita, apparentemente senza alcuno scopo. Il fine c’è, ma è nascosto dietro al ghigno di due occhi nel buio o sotto i rantoli di una fragorosa risata malvagia.

Tutto ciò che scaturisce dal frutto della fantasia, che precipiti dal profondo dello spazio stellato o che riemerga dalle umide e cieche viscere della terra, ha il preciso dovere di rappresentare un alternativo strumento di traduzione della realtà, della contemporaneità in cui viviamo e respiriamo, e si serve di precise e accurate modalità con il solo intento di raccontare il presente di ogni singolo osservatore.

La realtà è e sarà sempre qui con noi, qualsiasi storia venga mai raccontata da qui all’eternità, così era dall’alba del mondo e così sarà fino alla fine dei tempi.