Lo sguardo sul mondo nella fotografia di Thomas Ruff

arte

Sono molti gli artisti che in ambito fotografico si sono occupati e si occupano di archiviare e documentare la realtà. Questa tendenza è riscontrabile a partire dalla metà degli anni Sessanta con la Scuola di Düsseldorf, in particolare con Bernd e Hilla Becher e in seguito con gli allievi Andreas Gursky, Candida Höfer, Thomas Ruff e Thomas Struth.

Il lavoro dei Becher, durato oltre quarant’anni, consiste nel creare un inventario fotografico artistico e concettuale di architetture di tipo industriale e popolare della Ruhr pre-nazista, ma anche degli Stati Uniti, Belgio e Inghilterra. I soggetti prediletti sono serbatoi di benzina, altiforni, fabbriche, torri dell’acqua, telai, acciaierie. Il nome attribuito a questi edifici è «sculture anonime», per il fatto che queste strutture non costituiscono un esempio importante di edificio, anzi, solitamente passano del tutto inosservati. 

L’obiettivo di questi due artisti è stato proprio quello di mettere in evidenza tali sculture e di «preservarle per i posteri prima che sparissero una volta per tutte [1]». Il lavoro di Bernd e Hilla Becher fece la sua comparsa in una mostra itinerante del 1975 negli Stati Uniti, dal titolo New Topographics: Photographs of Man-Altered Landscape, che tradotto letteralmente significa ‘Nuove Topografie: fotografie di paesaggi alterati dall’uomo’. La mostra rivela un nuovo modo di fare fotografia, la rottura con la tradizione è molto evidente. Le foto, infatti, ruotano attorno al paesaggio e agli interventi che l’uomo ha attuato su di esso nel corso degli anni. La natura non è più un luogo incontaminato ma, al contrario, è stato colonizzato dall’uomo, che vi ha costruito ogni genere di architettura di cui necessitava.

Bernd and Hilla Becher, Typologie Wassertürme, 1967-2010, fotografia in bianco e nero, 40x30cm

Questo nuovo modo di interpretare la fotografia fu applicata a quella che la critica d’Arte tedesca Isabelle Graw nel 1988 definì «la Scuola dei Becher», nata ufficialmente nel 1976, in cui vennero formate tre generazioni di fotografi, tra cui anche il sopracitato Thomas Ruff. Ai loro studenti i coniugi Becher cercarono di trasmettere innanzitutto la consapevolezza che una fotografia ha lo stesso valore di un quadro. 

I ritratti (quasi) impassibili di Thomas Ruff

Thomas Ruff (1958, Germania Ovest) è uno tra gli studenti e fotografi più rinomati della Scuola di Düsseldorf. Le influenze principali degli studi con i coniugi Becher sono visibili nei suoi primi scatti, risalenti alla fine degli anni Settanta. La prima serie, intitolata Portraits e iniziata nel 1981, ha come protagonisti i compagni dell’Accademia, ritratti dall’artista a mezzo busto. I soggetti avevano avuto l’ indicazione di scegliere un determinato fondo per la foto, dai toni neutri, e di fissare l’obiettivo con lo sguardo impassibile. Gli scatti, realizzati con luce diffusa e una maestosa nitidezza, mostrano un’abilità tecnica spaventosa. È possibile vedere ogni particolare del viso, dal pelo ai pori della pelle. Lo sguardo fermo e quasi inespressivo dei soggetti ricorda molto le fototessere delle Carte d’Identità e dei Passaporti, che devono rappresentare la persona così come si presenta durante un controllo. La differenza sta nella scelta dell’artista di stampare le fotografie su formati molto grandi, che sfiorano i 160x210cm. Lo stesso Ruff afferma che i suoi ritratti sono legati alla situazione politica e culturale del tempo, alle numerose telecamere disseminate per la città, ai controlli e alle fonti di luce quasi esagerate. 

In un’intervista con Gil Blank, sul secondo numero della rivista Influence del 2004, l’artista afferma  di aver voluto riprodurre una sorta di ritratto ufficiale della sua generazione, senza però comunicare alcuna informazione sui soggetti al di fuori di ciò che essi stessi volevano mostrare. E tuttavia da un lato,sotto quel carattere di impassibilità, spicca sempre un piccolo dettaglio che tradisce la composizione stabile. Potrebbe essere un lieve sorriso accennato, uno sguardo penetrante, un sopracciglio inarcato, una lieve smorfia. Dall’altro lato resta comunque palese che una delle qualità principali dei Portraits è l’aspetto oggettivo, perché si tratta, come già anticipato, di ritratti composti e studiati per essere impassibili, per non far trapelare più informazioni del dovuto. 

«Volevo fare una specie di ritratto ufficiale della mia generazione. Volevo che le fotografie fossero simili a quelle sui passaporti, ma senza altre informazioni, come l’indirizzo del soggetto, la religione, la professione o le precedenti convinzioni. Non volevo che la polizia/lo spettatore avesse informazioni su di noi.» [2]

 

Thomas Ruff, Photographs 1979 – 2017,vista dell’installazione alla Whitechapel , Londra

 

La sfocatura dei Nudes e dei Jpeg

La produzione artistica di Thomas Ruff non si limita solo alla ritrattistica, ma esplora  molti altri ambiti. Tra questi ci sono i Nudes e i Jpeg. Il filo conduttore di queste due serie sono delle fotografie prese dal World Wide Web riguardanti catastrofi, scene di guerra, paesaggi e foto pornografiche. Ruff interviene su questi scatti ingrandendo la pixellatura fino a distorcere l’immagine. Quello che si viene a creare, soprattutto nei Nudes, è una sorta di velo, di sfocatura eterea, che divide la foto originale dallo sguardo curioso dell’osservatore il quale, essendo abituato ad essere bombardato nella propria quotidianità da immagini molto nitide, si ritroverà a sbattere le palpebre per tentare di mettere a fuoco l’opera. 

Per saperne di più:

THOMAS RUFF, 1979 TO THE PRESENT

Note: 

[1] Tratto dall’articolo del giornale Arte di giugno 2017, fonte: http://www.johanandlevi.com/admin/docsupl/ [1496753761]-Arte-giugno-2017.pdf

[2] Parole di Thomas Ruff tratte dall’intervista con Gil Blank per la rivista Influence, n.2, 2004, p.51

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