Attenti al gatto: Poe e Lovecraft

letteratura

I grandi e indimenticabili maestri della notte, del buio e dell’orrore moderno e contemporaneo, Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft, hanno trascorso la loro vita, misteriosa e dannata, portando a termine una tanto semplice quanto gravosa missione: raccontare l’umano. Entrambi hanno fatto squisitamente sognare la ragione di noi lettori insonni e notturni.

Poe ha scavato con i denti e con le unghie nell’inconscio dell’umanità portando alla luce tesori mai visti prima, dalla buia dolcezza dei demoni dell’amore fino all’arguzia lacaniana del primo detective della storia della letteratura; Lovecraft ha, invece, messo l’uomo davanti ad uno specchio che ne rivelasse la piccolezza e l’ignoranza di fronte ad un universo troppo vasto e troppo inconcepibile per poter essere pienamente ingabbiato tra le sbarre delle arroganze scientifiche e teologiche della conoscenza. L’individuo e il suo rapporto con il mondo dell’interiorità e della realtà sono sempre stati al centro della poetica di questa vincente accoppiata americana, che ha inciso nella letteratura mondiale con modalità sfortunatamente trascurate e sottovalutate.

L’essere umano, questa curiosa creatura che non smette di stupire con i suoi pensieri, le sue paure, i suoi desideri e le sue follie; non è possibile fare della letteratura fantastica senza tracciare un profilo puntuale e mirato dell’umanità. Tuttavia, in certi casi sono altre le creature che vengono messe sul palcoscenico della narrativa, con scopi ben precisi; creature tutt’altro che immaginarie, con uno spiccato senso dell’ultraterreno e del sovrannaturale, tanto affabili nell’aspetto quanto imperscrutabili nell’animo.

Naturalmente parliamo dei gatti.

I gatti, gli alteri e altezzosi felini che hanno costellato l’immaginario del fantastico per secoli vegliando sui notturni rituali di stregoneria e miagolando l’avvento del Maligno sulla Terra. Il fascino che questi animali esercitano è quasi palpabile. Estremamente intelligenti e indipendenti, i gatti sono sempre stati associati alla magia e all’alterità; paiono dotati di capacità sensoriali straordinarie, come se sentissero e avvertissero cose che superano di gran lunga le nostre concezioni, e vivono una transitorietà tutta propria, come a cavallo tra i diversi mondi del reale.

Tralasciando le seriali cavalcatrici di scope volanti, l’autore de Il corvo e il solitario di Providence si sono serviti del gatto per raccontare e rappresentare esattamente ciò che Shakespeare intendeva mettere in scena con Amleto, ovvero la vendetta, l’incarnazione della vendetta.

Se ne Il gatto nero Poe mette a nudo una violenza dell’uomo verso il regno animale talmente insensata e incontenibile da sfociare nell’omicidio più efferato, Lovecraft, con I gatti di Ulthar, illustra un quadro cittadino di eccessi e di sregolatezze compiute contro una natura che diviene forza inarrestabile e non più tollerante.

Entrambi i racconti si fanno portatori di un messaggio ben preciso: sotto i nostri occhi si palesano forze etiche e limiti morali che l’uomo non può sfidare e oltre i quali non è concesso spingersi e il gatto si fa emblema di questa arcaica, misteriosa e peculiare sensibilità,divenendo vassallo di quell’invisibile mondo altro che guarda, osserva, giudica e punisce.

Cauldron Famliar by Milivoj Ceran : milivoj-ceran-mceran-mtg-cauldron-familiar-001.jpg
Charmed Stray by Chris Rahn: D415uVVUIAIfemk.jpg