Le Donne e l’arte del Coraggio. Storie di chi ha deciso di non restare in silenzio

arte

Le Guerrilla Girls si definiscono artiste e attiviste femministe. Sono un collettivo di donne fondato nel 1985 a New York che si impegna, attraverso l’arte e l’ironia, a discutere di parità di genere e del ruolo delle donne nel mondo dell’arte. Ciò che questo gruppo di attiviste mascherate da gorilla cerca di combattere è, principalmente, l’impostazione del sistema del mondo dell’arte, che si basa su pretese sessiste e su discriminazioni di genere.

Famoso il manifesto che denuncia, basandosi su dati reali, la scarsa presenza di artiste donne esposte al Metropolitan Museum, contrapposta all’altissima percentuale di nudi femminili dipinti da artisti uomini ed esposti al museo. Le donne devono essere nude per essere ammesse al Met?Questa la domanda scomoda scritta a caratteri cubitali sul manifesto realizzato dalle Guerrilla Girls e distribuito per le strade di New York nel 1989.

La contrapposizione che si viene a creare è quindi quella tra la donna-soggetto e artista, non considerata nel mondo dell’arte, e la donna-oggetto e protagonista di quadri, iper-rappresentata ed esposta. La donna viene concepita solamente nella sua componente fisica, come elemento da osservare e da apprezzare, come oggetto muto e privo di idee; mentre la donna reale, con qualcosa da dire, con le proprie idee e le proprie opere da mostrare al mondo viene censurata e tenuta lontana dal mondo dell’arte.

Il manifesto

Regina Josè Galindo nasce nel 1974 a Città del Guatemala e si esprime in performance artistiche. I suoi lavori si concentrano sulle ingiustizie sociali, sulle discriminazioni di genere, sul razzismo e sugli abusi in generale.

Uno dei primi progetti, Esperando al principe azul, realizzato nel 1999, rappresenta l’artista ricoperta da un lenzuolo bianco, che ricorda il corredo nuziale, con un’apertura che lascia scoperta solamente la vagina e che vuole simboleggiare la funzione puramente riproduttiva dell’atto sessuale in certe situazioni, la mancanza di amore o passione e l’aspetto funzionale di un momento che dovrebbe essere di spontaneità ed istinto.

Nell’opera autofobia del 2009, l’artista rappresenta la paura della solitudine attraverso degli scatti che la ritraggono mentre spara alla sua ombra: unico elemento inquadrato fa pesare l’assenza di altri corpi imponendo la sua presenza.

“Autofobia

In La vertad, performance realizzata nel 2013, la Galindo si fa riprendere mentre legge le testimonianze dei sopravvissuti al conflitto armato svoltosi in Guatemala tra il 1960 e il 1996. Si trattò di un vero e proprio genocidio, poco ricordato o considerato, che vide la persecuzione dei civili Maya ad opera del governo guatemalteco. Nella performance un dentista cerca ripetutamente di anestetizzare la bocca dell’artista per impedirle di continuare nella lettura, simboleggiando le continue contro-testimonianze che negavano il genocidio. Ancora oggi questo conflitto è ricordato con il nome di Olocausto silenzioso. È un’opera contro il silenzio omertoso e pericoloso che cerca di insabbiare stupri, violenze e omicidi.

La verità però non deve essere taciuta e l’artista accompagna la sua performance con queste parole: «It does not matter how much they try to silence us. The truth is there, no one can silence it».

Ed è proprio questo il messaggio che le Guerrilla Girls e la stessa Galindo, insieme ad altre persone e ad altri artisti, cercano di trasmettere con la propria arte: quest’ultima diventa mezzo di protesta pacifica ma efficace contro regimi, dittature, maschilismo e razzismo. Ognuno ha a propria disposizione mezzi di comunicazione abbastanza potenti da poter essere utilizzati contro l’oppressione causata dai sistemi e dai regimi; ciò che non tutti possiedono è il coraggio di utilizzarli.

“La Verdad”

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