Ian Wilson 1940 – 2020

arte

Il 17 aprile 2020 è venuto a mancare uno degli esponenti più radicali ed estremi dell’arte concettuale: Ian Wilson.

Nato in Sud Africa nel 1940, Wilson si è trasferito a New York nel 1960 e ha subito mostrato una vicinanza al minimalismo e a tutto ciò che riguardasse l’arte nelle sue forme più lineari, pulite e astratte. Inizia a produrre sculture e dipinti prevalentemente in bianco e nero.

Nello stesso momento conosce ed entra in contatto con l’arte concettuale e i suoi esponenti, primo fra tutti Joseph Kosuth, considerato il padre del concettualismo, insieme a Robert Barry, Robert Morris, Lawrence Weiner, On Kawara e molti altri. 

Il passaggio dal materiale all’immateriale per Wilson è breve e naturale. Nel 1968 decide di abbandonare definitivamente qualsiasi forma di opera oggettuale per concentrarsi solo sul pensiero, l’idea e il linguaggio.

Il suo ultimo lavoro di quell’anno è Circle on the floor: Si tratta di un cerchio tracciato sul pavimento con un gesso bianco, del diametro di 183 cm, al quale Wilson aggiunge delle istruzioni per permettere a chiunque altro di replicarlo.

In un’intervista del 1972 gli venne chiesto dal critico Achille Bonito Oliva perché avesse preferito parlare del cerchio piuttosto che realizzarlo; Wilson risponde <<Perché la cosa interessante è che era un cerchio e puoi parlare anche di un cerchio>>.

Circle on the floor, 1968

Per tutti i successivi cinquant’anni di carriera Wilson ha eletto la parola a suo strumento privilegiato: per il fatto di non aver bisogno di nessun riferimento fisico o visivo per comunicare, la parola era ritenuta il mezzo al più alto livello di astrazione.

Proprio per questo l’artista ha sempre vietato anche la registrazione, sia sotto forma di video che di fotografia, delle sue performance e dei suoi lavori.

Tra questi i più conosciuti sono quelli che costituiscono la serie dei Discussion: incontri che l’artista teneva in via ufficiale all’interno di gallerie, ma solo su invito, oppure in modo casuale per strada con amici o nelle loro case. Di queste discussioni non è rimasto quasi nulla: solo dei documenti in cui vi è brevemente riassunto il tema della discussione, i partecipanti e le firme, oppure l’invito scritto agli incontri in galleria.

Discussione tra Massimo Minini e Ian Wilson, 1977

Forse poco conosciuto rispetto agli altri del del suo tempo, Ian Wilson è stato, con il suo lavoro, un importante punto di riferimento per tutti coloro che si sono messi alla ricerca della massima astrazione e della poesia della quotidianità e della parola.

Vorremmo ricordare Ian Wilson, e vorremmo che lo ricordaste anche voi, con le sue parole da lui pronunciate nel 2002, durante l’intervista di Oscar van den Boogaard per la galleria di Bruxelles Jan Mot:

<<I am interested in the shape of ideas as they are expressed, spontaneously, at the moment itself. By concentrating on spoken language as an art form I have become more distinctly aware that I as an artist am a part of the world>>. 

La possibilità di pensare, discutere, parlare e comunicare è ciò che ci rende liberi, è ciò che nessuno mai potrà negarci. Le idee e l’opportunità di comunicarle sono quello che ci fa sentire parte di qualcosa più grande di noi.

Link intervista di Oscar van den Boogaard: http://www.janmot.com/text.php?id=22

Link immagini: http://www.janmot.com/ian_wilson/index.php

Link immagini: https://www.galleriaminini.it/artist/ian-wilson/

Immagine di copertina del libro Ian Wilson – The Discussion, pubblicato da the Van Abbemuseum, Eindhoven, in collaborazione con Museu d’Art Contemporani de Barcelona (MACBA) and Musée d’art moderne et contemporain (Mamco), Geneva, con il supporto di Jan Mot, Brussels, 2009, fotografia e design di Inge Ketelers.