Woody Allen | Match Point (2005)

cinema

Fra i cinquantaquattro film diretti da Woody Allen, ve ne propongo uno che dà ben poco l’impressione di averne la firma (almeno d’impatto), con buona pace di chi non lo ama.

Non lo faccio solo per i detrattori, ma in primo luogo perché Match Point (2005), nei suoi contrasti con gli altri film, rivela l’abilità di questo regista come resto nella differenza. Genere drammatico; ambientazione londinese; interni altoborghesi; dialettica dei piani più che dei colori (nelle riprese); colonna sonora operistica; protagonista taciturno, bello e sportivo; assenza di richiami alle sedute terapeutiche… Dov’è Woody? In parte in questo stesso capovolgimento, in parte nell’attenta e visionaria costruzione del film.

L’intera pellicola si gioca sull’immagine, presentata nella scena di apertura, di una pallina da tennis che colpisca la fascia bianca superiore della rete in modo tale da librarsi verticalmente e da consegnarsi nelle mani della sorte. Se gli sguardi dei personaggi debbano ricadere da uno o dall’altro lato di vetrate, pareti, facciate e montature pare deciderlo ogni volta il caso, costruendo man mano il film finché non si conclude quando la metafora riesce ad afferrare l’intera trama, e non soltanto le singole scene. Eppure ogni atomo ne è intriso, perché la pallina dello stile del regista è caduta, questa volta, nel campo opposto a quello consono, come se per tutta la carriera avesse lanciato una moneta. A mio parere, però, ha vinto comunque.