La dimensione familiare di Flavio Favelli

arte

La ricerca artistica di Flavio Favelli è una delle analisi contemporanee che più si avvicinano al tema della memoria: è memoria familiare, legata principalmente ai ricordi riguardanti aneddoti di famiglia, comportamenti, tradizioni e più in generale a ciò che ogni individuo ha vissuto nel privato. È utile ripercorrere la  biografia dell’artista per poter spiegare il suo lavoro, soffermandosi sulle vicende che l’hanno in qualche modo condizionato o avvicinato all’arte. La storia di Favelli comincia nel 1967 a Firenze e prosegue nella casa-studio a Savigno, in provincia di Bologna, dove era solito trascorrere le vacanze da bambino. 

Utile per questa ricerca è stata l’analisi di quella che l’artista definisce La Situazione, che ha come personaggi centrali il padre Manlio, rinchiuso in un ospedale psichiatrico, che avvicina l’artista alle icone dell’Arte Pop come il più volte citato Spumantino Top Gancia, e la madre, succube dei genitori borghesi e che invece avvicina il giovane Flavio all’Arte Antica. Anche il rapporto con i nonni materni e l’abitazione di Via Guerrazzi 21, titolo di una delle sue ultime serie, possono contribuire a tracciare un’analisi dettagliata delle sue opere. 

Uno degli elementi che più colpiscono di questo artista è la pluralità del suo lavoro: lo spettatore è trasportato nella dimensione familiare e personale dell’autore, ma allo stesso tempo si ritrova coinvolto nell’opera e può rispecchiarsi in essa. Personalmente riesco a far miei alcuni degli elementi usati da Favelli nelle installazioni, come ad esempio i mobili scuri tipici delle case dei nonni, le cassette dell’acqua che si trovano spesso nei ripostigli e nelle cantine piene di bottiglie in vetro della salsa o del vino, le scatole di latta. Ogni individuo ha la sua storia personale e particolare, ma tutte le storie sono accomunate da qualche elemento.

Flavio Favelli, Fanta amica Fanta, 2011, assemblage di ceramiche e bottiglia, 40x27x27cm, Collezione Privata

Via Guerrazzi 21 (2018)

Al fine di comprendere il modus operandi di Favelli, può essere illuminante analizzare uno dei suoi ultimi lavori, ideato per dire addio all’appartamento da anni in possesso della famiglia materna, situato in via Guerrazzi 21. La casa si trova in un palazzo nobiliare nel centro di Bologna con un cortile interno che l’artista aveva l’abitudine di osservare per molto tempo. La storia del rapporto con la casa materna inizia nel 1974, quando l’artista si trasferisce da Firenze a Bologna con la madre. Qui soggiorna per quasi trent’anni, durante i quali è attento osservatore delle numerose tragedie familiari.

La descrizione che ci viene proposta è a tratti ironica ma ci fa comprendere la complessità della vita quotidiana dell’artista. L’ultimo piano dell’elegante palazzo, raccontato come buio e «con un colore da Soprintendenza», era abitato dal Signor B. e non era un luogo frequentato dal giovane Flavio, che lo evitava a causa della stranezza dell’inquilino. Nell’appartamento adiacente soggiornavano invece le Signorine S., provenienti da Palermo. L’appartamento in cui viveva Favelli è descritto come pieno di oggetti e mobili, ma buio e cupo, teatro di velati e complessi confronti tra i suoi abitanti.  

L’azione compiuta nell’appartamento dall’artista è stata di sgombero e decorazione: i locali vengono interamente liberati dai mobili e gli interni decorati con interventi pittorici sulle pareti. Sono pochi i dettagli che non vengono smossi dal loro luogo di appartenenza: solo le tubature della cucina, le serrature, i segni del tempo sui muri e le tende invecchiate che segnano il limite tra la casa e il mondo esterno. I soggetti protagonisti delle pitture sono i ricordi dell’artista, il codice fiscale della madre, alcuni stencil di biglietti aerei e insegne pubblicitarie. Tra le opere installative figurano invece lampadari, mattonelle e pezzi di sedie. 

Flavio Favelli, Via Guerrazzi 21, Bologna, 2018

Spesso può accadere di acquisire un legame con un luogo, in questo caso un’abitazione in cui si è vissuti per lungo tempo, di tornarvi all’interno e di percepire gli spazi in modo differente. Capita anche di riuscire a figurare, perfino dopo anni, una serie di momenti e vicende familiari, così come Favelli afferma di aver fatto quando ha «dipinto sui muri i ricordi che affioravano» [1]. Tutti gli oggetti esposti e dipinti, come d’altronde il lavoro dell’artista, hanno dei particolari rimandi alla memoria e al passato personale. In questo caso vengono mostrati elementi che riportano al passato del nonno e alla filatelia, alla passione della madre per i viaggi, visibile nel biglietto aereo, al padre amante del già citato spumantino Top. Nonostante Favelli abbia deciso di svuotare l’appartamento rimangono comunque visibili le tracce del passaggio della famiglia materna, dei numerosi e sfarzosi mobili occupavano la casa,  di un quotidiano che torna, anche se sotto un diverso assetto, ad essere inevitabilmente osservato dallo stesso punto di vista.

[1] Flavio Favelli nell’articolo “Toccante installazione dell’artista Flavio Favelli nella casa di famiglia a Bologna. Le immagini” di Claudio Musso del 29 settembre 2016 su Artribune

Flavio Favelli, Via Guerrazzi 21, Bologna, 2018

Link immagini: https://cutt.ly/ot2OKO0 ; https://cutt.ly/ut2OZ8g ; https://cutt.ly/xt2OVRl ;

La Situazione: https://flaviofavelli.com/2016/01/07/la-situazione-2013/

Via Guerrazzi 21: https://flaviofavelli.com/2016/09/29/via-guerrazzi-21/