Gerda Taro e Robert Capa, compagni nell’arte e nella vita

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Gerta Pohorylle, conosciuta con lo pseudonimo di Gerda Taro, nasce a Stoccarda nel 1910 da una famiglia di ebrei polacchi. Centro di attrazione attorno al quale ruotano le vite di tutti gli amici e conoscenti, donna dal fascino intellettuale irresistibile, Gerda è convinta delle proprie idee a tal punto da finire in carcere a causa della sua attività nel Partito Comunista Tedesco. Sarà proprio questo episodio a spingerla a trasferirsi a Parigi, città apparentemente sicura e immune dal parassita nazista grazie all’alto livello culturale e artistico.

Endre Erno Friedmann, meglio conosciuto come Robert Capa, nasce in Ungheria nel 1913, ma abbandona presto la patria a causa dei suoi coinvolgimenti nelle proteste contro il governo di destra. Inizialmente aspirante scrittore, intraprenderà la carriera di fotografo dopo l’impiego presso uno studio fotografico a Berlino.

I due si conoscono a Parigi, s’innamorano e, dopo che Gerda impara i trucchi del mestiere di fotografia dallo stesso Endre, cominciano a collaborare. Insieme inventano il personaggio di Robert Capa, fotografo americano, e grazie a questo espediente vengono notati dai giornali francesi e ricevono i primi incarichi.

Nel 1936 decidono di partire per la Spagna dove si sta consumando la guerra civile. Francisco Franco combatte per il potere supportato da nazisti e fascisti, mentre volontari da tutta Europa, inclusi i compagni di Gerda e Robert, si schierano dalla parte dei Repubblicani e degli anarchici. Gerda si trasforma: non è più la giovane donna attraente e leggera che tanto aveva fatto sognare i suoi amici, ora è una donna adulta che porta sulle spalle il peso di una guerra disumana e devastatrice. Anche se appesantita dalle condizioni in cui vive, mantiene il solito entusiasmo contagioso e il fascino che solo la conoscenza del dolore può donare ad un essere umano.

La produzione artistica dei due fotografi non viene mai distinta, essi indicano con i nomi TARO o CAPA i loro portfolio indipendentemente da chi sia l’artista che ha scattato. Questo porterà a diverse discussioni su una foto in particolare: quella del miliziano colpito a morte.

Anche se oggi si è quasi certi che la paternità dello scatto sia da attribuire a Capa, per anni si è pensato ad uno scatto di Gerda. Ha contribuito ad alimentare il dubbio  il fatto che Robert non si sia accorto di cogliere l’esatto istante in cui il miliziano veniva ucciso da un proiettile; il fotografo racconterà infatti di essersi appoggiato la fotocamera sulla testa e di aver scattato alla cieca.

Gerda si concentrerà in particolare sulle donne miliziane: donne che, abbandonata la vita di tutti i giorni, si erano armate per la libertà della patria, per un ideale in cui credevano ancora nonostante il periodo storico, le contraddizioni e gli orrori che avrebbero spinto in una direzione totalmente diversa, quella dell’accettazione passiva. Le donne che fotografa la Taro sono donne comuni che si incontrano in spiaggia e imparano a sparare.

L’amore per la fotografia sarà vivo in Gerda fino alla fine: morirà travolta da un carroarmato, proprio in Spagna, il 27 Luglio del 1937. La sua sarà una morte-simbolo: il trionfo della guerra e della distruzione dittatoriale su una giovane donna impegnata nella testimonianza di una storia buia ma da non dimenticare.

Capa, distrutto dalla sparizione della sua compagna e amante, non si riprenderà mai del tutto, ma continuerà fino alla fine a fotografare e a catturare il momento. I funerali di Gerda si tennero a Parigi, il giorno del suo ventiseiesimo compleanno. Un corteo funebre seguirà la salma, cantando e ricordando la vita distrutta di una giovane grande donna.

Consiglio letterario, per chi volesse approfondire la storia dei due fotografi e leggere un bel romanzo: Helena Janeczek, La Ragazza con la Leica.

Link delle immagini:

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