Come spiegare ai tuoi amici che non lo potevano fare anche loro

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Le risposte che ogni studente di Belle Arti ha dovuto dare ad amici e parenti

Quante volte durante le riunioni di famiglia, le cene di Natale, le feste di compleanno e gli aperitivi al bar ci hanno chiesto cosa studiassimo? Quante volte dopo aver risposto «studio all’Accademia di Belle Arti» ci siamo trovati immersi in dieci secondi di imbarazzante silenzio?

Uscire da quel silenzio era come nuotare in un mare in tempesta. Loro che chiedevano non sapeva quali altre domande fare, forse per ignoranza, forse per paura. Noi che non sapevamo come continuare temendo di cadere nello stereotipo dei giovani artisti boheme, di apparire dei fannulloni che in realtà non studiano affatto.

E  se per nostra sfortuna la conversazione riusciva ad andare avanti, parlando potevamo solo inoltrarci in un terreno sempre più scivoloso. E quando il nostro interlocutore arrivava alla fatidica domanda «mi fai vedere i tuoi lavori?» oppure alla solita affermazione «non me ne intendo, conosco solo quello che fa i tagli sulla tela» la nostra condanna a morte era ormai stata  firmata. 

A quel punto tipicamente si inizia a balbettare, a tentennare, a sentire la salivazione che se ne va; poi si comincia  a grondare sudore, come neanche i concorrenti dei programmi di Jerry Scotti sanno fare. È scientificamente provato (e tutti gli studenti di Arte Contemporanea lo possono confermare) che al pietosissimo tentativo di spiegazione segue sempre il fatidico  “«AH VABBHE, MA LO POTEVO FARE ANCHE IO QUESTO».

Amico, zio, barista sotto casa, laureato all’università della vita e persona che stai leggendo: NO. NON LO POTEVI FARE ANCHE TU.

E sai perché?

Innanzitutto perché effettivamente non lo hai fatto, e soprattutto perché prima di esserne a conoscenza non ci avevi mai nemmeno pensato. Non lo potevi fare anche tu perché la sensibilità artistica, il senso estetico e la poesia non si acquisiscono da un giorno all’altro, non li compri al supermercato e non possono essere di tutti.

Ernst Gombrich nel saggio Arte e Illusione scrive che la vera capacità dell’artista non è quella di saper produrre e creare un oggetto che acquisisce il valore di opera.

Il verso senso artistico, che si annida in quelle parti inconsce della mente che non sempre riconosciamo, risiede nella ragione che spinge chi crea a scegliere un modo di espressione piuttosto che un altro.

Se dopo aver letto questo articolo non sarai ancora convinto, penserai che tagliare la tela non abbia il minimo senso, che tutti i dipinti astratti che vedi li potresti fare anche tu e che l’Arte Contemporanea non serve a niente…vai a studiare.

Immagine di copertina: Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese – 1968

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