Il corpo espanso: tra nanotecnologie e Transumanesimo

arte

Oggi molti sistemi spingono verso la miniaturizzazione della tecnologia, con la conseguente possibilità di averla sempre con noi: il rapporto uomo-tecnologia sarà tanto più stretto quanto più questa sarà piccola. Immaginiamo che questa tecnologia possa aderire al nostro corpo, immaginiamo di  non poterci più dividere da lei. Pensiamo, poi, a una tecnologia all’interno del nostro corpo, innestata dentro di noi. Sembra fantascienza, eppure è un processo già in atto che interessa anche l’arte. 

Ma procediamo con ordine: prima dell’arte ci sono la medicina e la ricerca scientifica con tutto il loro impiego di risorse per arrivare all’uomo-cyborg, ovvero un essere umano con un corpo tecnologicamente espanso. Mentre gli artisti lavorano con le tecnologie per ipotizzare un futuro in cui il corpo espanso non sarà più l’eccezione ma la normalità, il mondo scientifico punta ad un obiettivo che alcuni definirebbero distopico: l’immortalità del corpo. E se la prospettiva di un innesto di tecnologia nel proprio corpo può sembrare poco allettante, ecco che la nostra ritrosia viene subito vinta dagli argomenti della scienza:

Se non siamo malati, l’innesto tecnologico consente di prevenire la malattia e rafforzarci.

Se siamo malati, di guarire.

Se siamo morti, di essere riportati in vita attraverso, per esempio, la criogenazione, tecnica di conservazione dei tessuti che l’imprenditore sudafricano Elon Musk conosce molto bene.

Ipotizziamo dunque di poter ingerire – letteralmente – un dispositivo nanotecnologico (che nemmeno si vede ad occhio nudo!) che viaggia attraverso il corpo e che tiene sotto controllo tutti i suoi valori – pressione sanguigna, battito cardiaco, coagulazione del sangue ecc. – in modo da prevenire possibili disturbi, infarti, tumori e, di conseguenza, prolungare la vita.

Chi non ingerirebbe un simile dispositivo?

La nostra aspettativa di vita si prolungherebbe fino a raddoppiare grazie a un  corpo che non si ammala più.La medicina si è già attivata anche contro il decadimento e l’invecchiamento corporeo: oggi è possibile  sconfiggere il disfacimento dei tessuti attraverso la creazione di membrane in laboratorio.Nanotecnologie, criogenesi e innesti corporei  sembrano ancora lontani dalla nostra quotidianità, eppure ispiravano riflessione artistiche, letterarie e cinematografiche, già nel secondo Novecento e addirittura nel XIX secolo: pensiamo a Blade Runner (1982) di Ridley Scott, a Salto nel buio (1987) di Joe Dante o a, Frankenstein di Mary Shelley.

Disegno che illustra alcuni esperimenti effettuali da Galvani sulle rane

Come è noto, nel romanzo il corpo morto torna alla vita grazie a una scarica elettrica: l’idea veniva alla Shelley dalla conoscenza dalla cosiddetta “teoria Galvanica” (elaborata da Luigi Galvani, amico di Percy Bysshe Shelly, marito della scrittrice), secondo la quale gli esseri umani possedevano un’elettricità intrinseca prodotta dal cervello, propagata tramite e nervi e immagazzinata nei muscoli che, se sollecitata, si manifestava anche dopo la morte.

L’interesse verso la problematica relazione corpo-scienza continua ad essere d’ispirazione nell’arte. Neil Harbisson, artista e attivista britannico, è il primo essere umano legalmente riconosciuto come cyborg: nato con una patologia che non gli permetteva di vedere i colori (acromatopsia), nel 2008.Insieme ad un team di esperti, iniziò a lavorare alla progettazione di un’antenna che gli avrebbe permesso di percepire (non vedere!) i colori, compresi gli ultravioletti e gli infrarossi, visibili all’uomo solo grazie all’ausilio di specifiche apparecchiature.

Neil Harbisson

L’ antenna, innestata nel suo cranio, è dotata di un sensore che capta i colori e li traduce in tempo reale in onde sonore. Nel 2010 Neil fondò insieme alla compagna cyborg Moon Ribas, la Cyborg Foundation con l’obiettivo di fornire aiuto ai Transumanisti, ovvero a coloro che vogliono effettuare il passaggio da essere umano a cyborg, promuovere la cyborg art e proteggere i diritti dei cyborg.

La cyborg art chiama in causa la natura stessa dell’opera d’arte, perché implica una coincidenza tra museo e artista: il corpo ospita l’opera d’arte. Lo scopo dei cyborg è quello di implementare le abilità e i sensi attraverso protesi ispirate alla natura e alla tecnologia, così da combattere malattia in attesa di una successiva evoluzione post-umana.

Il futuro è alle porte.

Forse è ancora presto per prendere una posizione netta riguardo a un argomento così delicato, che mette in discussione le logiche stessa della vita umana. Ma queste parole di Harbisson non possono essere ignorate: 

“My grandparents’ generation saw the arrival of technology in people’s homes;

 my parents’ generation saw the arrival of technology in people’s lives; 

and the current generation is seeing the arrival of technology in people’s body.”

What about the next generation?

Link delle immagini:

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