Videocracy, la realtà che fingiamo di non vedere

cinema

Vi siete mai domandati cosa c’è realmente dietro tutti i programmi con cui la televisione ci bombarda ogni giorno? Sarà tutto vero? Ma ha vinto davvero tutti questi soldi? Stanno litigando o è tutta finzione? Una parziale risposta a tutte le domande che ci frullano in testa guardando la cosiddetta tv spazzatura ci viene data dal documentario VideocracyBasta apparire del regista e produttore Erik Gandini. Nonostante il documentario sia stato prodotto nel 2009 ho riscontrato che molti degli aspetti presentati sono ancora oggi (purtroppo) molto attuali.


Le figure di riferimento dell’intrattenimento italiano
Il tema principale è restituito dal titolo stesso, la cui traduzione letterale è videocrazia e allude al potere che la televisione esercita sull’individuo. «In una videocrazia la chiave del potere è l’immagine» ci spiega Gandini.


Nel documentario sono molti gli spunti di riflessione che ci vengono proposti, primo fra tutti l’ascesa di Silvio Berlusconi sia come figura politica che come pezzo grosso della televisione.
A partire dal 1976 acquista Telemilano, che successivamente prenderà il nome di Canale 5, negli anni successivi anche le reti di Italia 1 e Rete 4, creando così il famoso gruppo Mediaset nato nel 1993. Quali sono le figure fondamentali della televisione Berlusconi a partire dagli anni Novanta? Principalmente ragazze seminude che spesso non parlano ma si limitano ad eseguire il cosiddetto stacchetto sotto i riflettori, con sorrisi ampi e finti, per poi tornare al proprio posto vicino al conduttore della trasmissione. Ci appaiono perfette, immutabili e irraggiungibili. Sono showgirl.


Ma come si diventa una showgirl? Tramite numerosi casting e diverse selezioni in cui le ragazze mostrano il loro talento nel ballo e nel canto. La convinzione con cui i soggetti parlano alle telecamere sono quasi impressionanti.

Film Still: Videocracy – Basta apparire, 2009


Ma da dove deriva la convinzione che la felicità possa scaturire unicamente dal denaro, dal mondo dello spettacolo e dal matrimonio con un calciatore? Ecco che ci vengono presentati personaggi come Lele Mora e Fabrizio Corona. Il primo è nella sua villa in Costa Smeralda, seduto su un letto bianco, in una stanza bianca, vestito di bianco e con un’espressione vacua simile a quella di un robot, che ricorda vagamente il film
Metropolis (1927) di Fritz Lang. Racconta di come i ragazzi si avvicinino a lui, di come facciano carriera nel mondo dello spettacolo diventando famosi grazie programmi come Il Grande Fratello e Uomini e Donne. In base a cosa Lele Mora sceglie i “talenti”? «Prendo delle persone che non sono nessuno, se hanno delle doti e se hanno delle qualità le faccio crescere, le faccio diventare dei personaggi dello spettacolo», afferma. E, come se non bastasse sta ascoltando l’Inno di propaganda fascista per eccellenza, Faccetta nera, accuratamente salvato sul telefonino di ultima generazione. Fabrizio Corona invece definisce sé stesso come il Robin Hood dei nostri tempi, l’ uomo che con i suoi scatti scatti fotografici ruba ai VIP per dare ai poveri. Pardon: a sé stesso. Guadagna, non per il popolo, ma per se stesso. Si fa strada nella notte a colpi di clic puntando la sua pistola fotografica contro la vita privata degli altri.

Film Still: Videocracy – Basta apparire, 2009

Ma ci interessa solo l’apparenza? È questo che meritiamo? La questione è più complicata di quanto potrebbe sembrare. E’ impossibile sapere cosa si nasconde nei meandri degli studi televisivi e nelle ville dei magnati dell’industria dello spettacolo. Ciò che conta maggiormente è saper prescindere dalla «legge dell’immagine»
così come viene definita dallo stesso Gandini. Questo non vuol dire escludere a prescindere determinati programmi, ma piuttosto guardarli con una consapevolezza, perché non è tutto oro quel che luccica e molti di essi sono costruiti con il preciso intento di per stupire e illudere l’italiano medio, di vendergli un brand e ispiragli il desiderio di avere ciò che vede sullo schermo.

Film Still: Videocracy – Basta apparire, 2009


Link delle immagini: https://quinlan.it/2009/09/04/videocracy/