Casa siamo noi, isolati ma insieme

arte

Ho passato molto tempo senza una Casa. Non parlo di un tetto sopra la testa e un letto caldo in cui dormire, ma di quella sensazione di totale assenza di pericolo. Casa sono quelle piccole certezze che ci permettono di dormire la notte, chiudere gli occhi e abbassare la guardia.

Abito a Nese, un minuscolo paese della frazione di Alzano Lombardo in provincia di Bergamo. Nese, guardata dalle finestre di casa mia, sembra essere un paese adagiato sul fondo di una conca: ci sono montagne su ogni lato e nessuno spiraglio in cui l’occhio può perdersi all’orizzonte.

Le mura di casa mia sono spesse, bianche. Per anni ne sono stata prigioniera. Appena ho potuto ne sono scappata, poi sono tornata, poi scappata di nuovo e ritornata con la voglia di costruirmi una Mia Casa.

Le opere sono nate così: da un desiderio di controllo sulla mia realtà che mi permettesse di costruire la mia sicurezza, di prendere consapevolezza della mia storia e raccontarla. Le emozioni umane, però, sono in fondo un calderone in cui tutti quanti siamo immersi, così ho scoperto che queste case possono essere anche tue, vostre e sono totalmente a disposizione di chi vuole per un po’ abitarle, fuggirle o dimenticarle.

Una casa bruciata è quando alzi la cornetta e ti dicono che è morto;

Un carretto indiano trasporta il peso delle opinioni di tuo padre;

Un carillon può essere l’unico raggio di sole in una giornata in cui non pensi che a lei.

Valentina Curnis – “Sei il mio raggio di sole”, 2020

L’isolamento non porta ad altro che al desiderio di contatto, di essere sfiorati, accarezzati, abbracciati. In generale, di sentirsi meno soli. Chiusi in casa ci si accorge di non essere isole, e che per quanto siano solide le nostre mura si sciolgono sotto il tocco gentile di chi davvero è disposto ad amarci.

In seguito ad un episodio depressivo ho iniziato un percorso di arte-terapia in cui il tema della casa ritornava più volte, sia nei colloqui che negli elaborati grafici. E le casette sono nate come disegni ossessivi e ricorrenti nel mio taccuino.

L’atto di “costruire” è in sé un atto simbolico, che si può associare all’effettiva costruzione di una casa. Il lavoro artigianale e la cura materna nei dettagli tengono la mente occupata, fermando uno scorrere dei pensieri eccessivo, intrusivo.

“Casa” non è quasi mai un luogo fisico, ma una sensazione, un’impressione, una persona. Ci capita di fuggirla poi di ritornarci, di ritrovarla bruciata o di sentirla risuonare quando siamo innamorati. Casa siamo noi, isolati ma insieme, mai al sicuro ma in qualche modo felici.

DATI TECNICI: “Casa”, serie 2020 pasta di legno, colla vinilica e tempere circa 10cm cubi

Le fotografie ci sono state gentilmente concesse da Valentina Curnis.