Quella volta in cui vidi del formaggio gigante in un Museo (E che poi si scoprì essere tutt’altro)

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Quando ho visto per la prima volta un museo di Arte Contemporanea, l’Hamburger Bahnhof di Berlino, ho pensato si trattasse di lavori che non potevano assolutamente competere con i capolavori rinascimentali o romantici. Mi trascinavo nelle varie sale con aria confusa, buttando l’occhio qua e là ma senza capire cosa stessi guardando. Mi soffermai su un’opera in particolare, al piano terra. In una grande sala erano state posizionate, su delle pedane di legno, delle grosse forme di quello che all’epoca mi sembrò formaggio. Emanava un odore particolare, non era un tanfo vero e proprio quanto più una presenza misteriosa nell’aria. La domanda principale che mi posi fu cosa avesse spinto un artista a realizzare quelle enormi forme di formaggio e cosa fosse passato nella mente di chi aveva addirittura deciso di esporle in un Museo.

Ho deciso di approfondire la questione solo anni dopo, quando ho iniziato realmente ad approcciarmi alla Storia dell’Arte Contemporanea. Quegli enormi pezzi di formaggio si sono rivelati grasso e quell’artista, a me sconosciuto prima di quella volta, era Joseph Beuys. Era un giovane soldato nazista il signor Beuys, un tipo particolare. L’episodio che condizionò la sua Arte fu l’abbattimento del suo aereo sul territorio della Crimea nel 1943. Nonostante le gravi ferite fu salvato dal popolo dei Tartari che, per tenerlo al caldo, lo coprì di grasso e lo avvolse nel feltro. Attorno a questa vicenda ruota la produzione artistica di Beuys che verrà definito in seguito sciamano per il suo modo di comunicare tramite performance dal carattere primordiale e per il suo voler contribuire al rinnovamento sociale tramite l’Arte. Negli anni successivi Beuys ricoprì uno dei ruoli fondamentali nell’ambito dell’Arte Concettuale movimento che attribuisce grande importanza al processo di realizzazione dell’opera.



Joseph Beuys, Unschlitt / Tallow, 1977, Hamburger Bahnhof, Museum für Gegenwart, Berlino
Fotografia di Martina Gagetta – © tutti i diritti riservati

Lo Sciamano che cullava le lepri morte

Tra le performance più famose e singolari dell’artista spicca Come spiegare i quadri ad una lepre morta del 1965. Attraverso le finestre della Schmela Gallery di Düsseldorf gli spettatori potevano osservare, durante le tre ore della performance,  l’artista cullare una lepre morta. Ciò che Beuys sussurrava all’orecchio della lepre era la spiegazione dei dipinti appesi alle pareti della galleria. Il volto dell’artista, cosparso di miele e foglie d’oro rimanda al paragone tra l’ape e l’uomo. Così come l’ape produce il miele, allo stesso modo l’uomo è capace di produrre idee le quali sono sullo stesso piano di raffinatezza e di importanza della foglia d’oro.

Anche in questo caso si può parlare di sciamanesimo, Beuys deve entrare in quello che Edgar Morin, filosofo e sociologo francese, definisce lo stato di semi-trance che gli permette di immedesimarsi nel proprio personaggio, in questo caso se stesso, mentre intrattiene una conversazione con un animale morto. È un’immagine forte, che potrebbe confondere. Come può un animale morto comprendere un concetto che normalmente non risulterebbe comprensibile neanche ad un animale in vita? La spiegazione ci viene data dall’oro posto sul viso di Beuys. Tale materiale infatti, essendo raffinato e ricercato, ha il ‘potere’ di alterare le idee, in questo caso quelle dell’artista, convertendole in qualcosa di così importante da permettergli di spiegare un concetto ‘umano’ anche ad un animale privo di vita. Allo stesso modo questa azione rappresenta anche una sorta di critica alla società contemporanea che si concentra principalmente sul mercato di un’opera d’Arte e non sul significato vero e proprio. Beuys sente quindi la necessità di risvegliare nello spettatore un atteggiamento critico nei confronti di ciò che lo circonda così da poter attuare un cambiamento positivo.


Joseph Beuys, Wie man dem toten Hasen die Bilder erklärt/ Come spiegare i quadri ad una lepre morta, 1965

Link delle immagini: https://cutt.ly/dtq75k0

Immagine di copertina: J. Beuys , Hamburger Bahnof