Lawrence Alma Tadema: “Fidia mostra agli amici i fregi del Partenone” (1868)

arte


L’intero XIX secolo fu segnato da grandi campagne archeologiche che portarono alla scoperta di numerosi siti e ad una visione dell’antichità diversa.

Da tempo ormai il culto dell’antico costituiva la spina dorsale dell’educazione della persona colta in tutta Europa. In quest’ottica si colloca l’opera dell’olandese Tadema che in un’epoca segnata dalle grandi trasformazioni industriali scelse di volgere lo sguardo ai fasti dell’antichità greca e romana.

Ignorando la concezione dell’antico dominata da una visione estetizzante e formale, Tadema cercò con le sue opere di ricostruire la policromia degli edifici e della statuaria antica. Esemplare è la colorata porzione di fregio qui esibita dall’architetto e scultore Fidia ai grandi della Grecia del V sec. come Pericle e amici. Coerentemente dal punto di vista vestimentario assistiamo al ripristino di fogge all’antica e di stoffe come lane, cotoni e lini.

Gli uomini appaiono avvolti da abiti privi di lavorazione sartoriale che prendono forma attorno al corpo tramite il drappeggio. Si tratta del chitone, l’abito greco maschile per eccellenza, costituito da un panno rettangolare lungo fino ai piedi o alle ginocchia e appuntato a livello del collo con fibule dorate. Sopra di esso l’uomo greco era solito indossare l’himation, un mantello lungo appoggiato sulla spalla e fatto ricadere sul fianco privo di cuciture o spille. La barba generalmente a punta, mentre ai piedi sandali in cuoio assicurati tramite una serie di fasce che potevano raggiungere l’altezza del ginocchio.

Immagine di copertina: Lawrence Alma Tadema,“Fidia mostra agli amici i fregi del Partenone” (1868)