Riflessione sul ruolo delle arti a tarda notte

arte

La letteratura e l’arte mi avrebbero aiutata a vivere ciò che ho vissuto?

Se anziché usarle come tampone sulle ferite di vita e di crescita, avessi conosciuto queste storie di dolore e fatica prima del fatidico momento in cui la realtà si è trasformata in qualcosa che forse non ho più voglia di osservare, in un complicato groviglio di situazioni e coincidenze, sarebbe servito a qualcosa?

Se da bambina mi avessero raccontato storie in cui la strada non è sempre a senso unico, e le curve sono strette e pericolose e si rischia di finire fuori strada, le mie reazioni al dolore sarebbero state le stesse?

Se fossi stata cosciente della duplicità del reale e del fatto che al bianco si accompagna sempre il nero, oggi chi sarei?

Sto pensando, ad esempio, al “Bacio” di Munch e a come esso mi faccia pensare all’amore reale e non a tutte le storie che ho sentito e risentito da bambina.

Sono certa che se lo avessi visto da piccola non sarei stata in grado di ragionarci come faccio oggi, ma non mi sarebbe forse rimasta un’impressione, seppur minima, di un amore che è fusione ma anche fagocitazione?

Io la vedo così: i due personaggi non sono più definibili in quanto individui, ma si trasformano in un’unica massa che condivide il volto e che sembra acquisire una propria forma solamente nei corpi.

L’uomo e la donna stanno formando un’unica entità, una creatura – spaventosa, mi viene da dire- all’interno della quale esistono carnefice e preda che si fondono in un atto di assorbimento da parte di una delle due masse.

Avrei forse capito che la bellezza del sentirsi uniti e indivisibili sarebbe sempre stata accompagnata dal terrore di essere diventata parte di un sistema più grande, inviolabile e all’interno del quale sarebbe stato inevitabile sentirsi impotenti e facilmente attaccabili?

Se al posto di storie in cui tutto va sempre per il verso giusto mi avessero letto “Siddharta” di Hesse, forse sarei cresciuta con la consapevolezza che non è sbagliato cercarsi e non trovarsi, che capita a tutti e che il proprio valore probabilmente sta in questo bisogno di ricerca che sento così forte.

Avrei capito che l’errore è parte del percorso e che se è funzionale ad esso non è nemmeno definibile come sbaglio?

Non lo so.

Quello di stasera è un foglio di domande utopiche e senza risposta. E poi è notte tarda, e nessuna domanda a quest’ora troverà mai risposta.

In copertina: Il bacio Munch 1897