Rivolta Femminile: tra arte e femminismo

arte

«Le donne saranno sempre divise le une dalle altre? Non formeranno mai un unico corpo?

Con questo interrogativo, posto nel 1971 dall’attivista francese Olympe de Gouges che teorizzava la parità sociale e politica tra uomo e donna, si apre il manifesto di Rivolta Femminile.

Rivolta Femminile è un gruppo femminista nato alla fine degli anni Sessanta dalla mente brillante della critica d’arte Carla Lonzi, che fu la prima in Italia a dare un’impostazione teorica al Femminismo, insieme all’amica artista Carla Accardi e alla giornalista e attivista Elvira Banotti.

Il Manifesto ruota attorno a tre punti cardine:

– La donna deve riconoscersi come soggettività, l’uomo è l’altro rispetto alla donna come la donna è l’altro rispetto all’uomo. L’uomo e la donna non sono uguali, anzi si legge che «l’uguaglianza è un tentativo ideologico di asservire la donna a più alti livelli. Liberarsi per la donna non vuol dire avere la vita dell’uomo, perché invivibile, ma esprimere il suo senso dell’esistenza»;

– La denuncia alla storia collettiva per averci fatto credere sin da bambine che l’uomo abbia sempre ricoperto un ruolo di factotum e che la donna abbia invece un ruolo marginale in qualsiasi ambito, che si tratti di scienza, politica, filosofia, scoperte, rivoluzioni o religione;

– Una forte critica alla famiglia tradizionale che condiziona la femmina sin dall’infanzia riconoscendo nel padre/fratello/marito la figura responsabile che deve prendere decisioni e nella verginità, nella castità e nella fedeltà virtù anziché vincoli per costruire e mantenere la famiglia.

Il manifesto è stato scritto nel 1970 con un linguaggio duro e deciso, con passaggi che possono essere considerati estremisti, tanto quanto le tre protagoniste del gruppo, tre ribelli: Carla Lonzi rinunciò al mestiere di critica d’arte per aver perso totalmente fiducia in quel ruolo per poi dedicare anima e corpo alla lotta femminista e ai suoi feroci scritti come Sputiamo su Hegel e La donna vaginale e la donna clitoridea. Carla Accardi è stata una delle più importanti esponenti dell’Astrattismo italiano e, vicina alle ricerche dell’Informale, partecipò alla Biennale di Venezia nel ’64, nel ’76 e nel ’78. Sostituì la tela con supporti plastici trasparenti che dipingeva con colori brillanti per farli apparire come grandi diaframmi colorati luminosi. Quando era professoressa, fu destituita dall’insegnamento per aver discusso di sessualità in classe. Elvira Banotti è nota forse soprattutto per un video Rai degli anni Sessanta, riesumato e diventato virale sui social, nel quale incalza Indro Montanelli con quella che fu una domanda più che scomoda riguardo il suo “sposalizio”: «In Europa si direbbe che lei ha violentato una bambina di dodici anni, quali differenze crede che esistano di tipo biologico o psicologico in una bambina africana? ». Infatti l’intellettuale comprò come sposa una bambina di soli dodici anni durante la guerra in Etiopia, tra il 1935 e il 1936. Una ragazzina di cui lamentava l’odore di capra in  una celebre intervista rilasciata al Corriere della Sera, e asseriva che l’infibulazione non era che un intralcio per i loro rapporti sessuali. Per chi ancora non fosse a conoscenza di cosa sia l’infibulazione, questa  è una pratica usata per garantire la verginità al primo marito e consiste nel tagliare clitoride, grandi e piccole labbra, per estirpare irreversibilmente il piacere alla donna, per poi cucire la vagina  lasciando libero un piccolissimo  spazio che servirà al marito per puntare il coltello andandola ad aprire per poterla penetrare. Chiaro il concetto ora?.

Per quanto questo manifesto appartenga alla storia femminista di cinquant’anni fa, esso appartiene anche a quella odierna: anche se alcuni punti oggi risultano radicali, ci fanno comprendere cosa significava il femminismo quando era libero da strumentalizzazioni, quando non era un piano strategico per riempire le tasche dei grandi brand.

Forse l’emancipazione non è uno slogan sulla t-shirt, ma un’attenta lettura della storia e delle sue protagoniste, da cui dobbiamo prendere spunto per essere le donne forti e libere che pretendiamo di essere.

Immagine di copertina: https://cutt.ly/4tyB5l1

Carla Lonzi, Elvira Banotti e Carla Accardi