Matilda: un ritratto romantico

letteratura

Quando si parla di Mary Shelley, immediatamente salta all’occhio e alla mente Frankenstein, lo scienziato, la creatura, il mostro, il primo romanzo di fantascienza e il capostipite del genere horror. Tuttavia, la narrativa dell’autrice si estende ben oltre il sentiero battuto dal Prometeo moderno e approda in direzioni molto più realistiche.

Una piccola perla scaturita da questa penna è, appunto, rappresentata da Matilda.

Scritto nel 1819, l’opera potrebbe banalmente essere riassunta in questa maniera: una giovane ragazza sceglie di ritirarsi in esilio, lontano dalla società e dal mondo, a causa dell’intensa passione incestuosa provata dal padre suicida.

La nostra Mary non delude mai, anche perché Matilda è molto più di questo. Il romanzo è un ritratto di ragazza e di donna. Proiettati costantemente all’interno dei pensieri e dei sentimenti di questa eroina, noi lettori non possiamo fare a meno di sentire ciò che ascolta, di vedere ciò che osserva e di sospirare per ciò a cui è destinata.

Matilda è una ragazza sola.

Sua madre muore di parto, cosa che spingerà il padre, accecato dall’ira e dal dolore, ad abbandonarla, la zia adottiva è fredda e schiva; due sono le sole compagne del suo viaggio, di tutta la sua intera esistenza, la Natura e la Fantasia.

Il romanzo è un perfetto manifesto del Romanticismo inglese di inizio secolo. La protagonista, completamente sola, scopre sé stessa e la realtà che la circonda smarrendosi nella bellezza e nell’incanto che solo la natura può offrire: il canto degli uccelli al mattino, le fronde verdi degli alberi, le foglie che si rincorrono in autunno, lo scorrere silenziosi dei fiumi, il blu sassoso dei laghi, l’infrangersi delle onde sulle scogliere, la luce dorata del tramonto che irradia le nuvole e i monti all’orizzonte.

Pianura by Sidharth Chaturvedi

In questo splendido e sublime quadro di quiete la fantasia e l’immaginazione risplendono e si manifestano con una potenza tale da indurre in Matilda fantasticherie che la trasportano in un mondo altro, fuori dal tempo, dove finisce con lo smarrirsi. Questi sogni, che già in Frankenstein scuotevano l’animo dei personaggi, sembrano svanire con l’insperato, ma tanto desiderato, ritorno del padre. L’eroina può finalmente riporre tutte la sua gioia e il suo cuore di ragazza nelle mani di un padre amorevole e pieno di premure, un padre fortemente risentito e afflitto per le sue azioni, ma perdonato e compreso, un padre che lei ama più di ogni altra cosa al mondo. L’idillio, purtroppo, è destinato ad avere vita breve, perché con il passare del tempo questo rapporto finisce con l’incrinarsi e lo sgretolarsi in tanti pezzi. Gli sguardi, il tono della voce e i modi di questo genitore adorato subiscono un’oscura e cupa trasformazione; ciò che prima era felicità diviene rabbia, ciò che prima era serenità diviene follia.

Trasferita nella vecchia casa dei genitori, Matilda avverte su di sé il peso di questo inspiegabile mutamento e si ripromette di scoprirne la causa e di porre rimedio a qualsiasi cosa affligga la mente e l’animo di colui che le ha concesso il dono della vita. Il costo da pagare è, però, inconcepibile e la rivelazione e la verità trascineranno il cuore della giovane in un abisso di dolore e angoscia da cui non sarà mai in grado di riemergere. Suo padre sente e vede in lei lo spirito della donna da lui tanto amata e la sua incapacità di custodire questa frenetica passione lo porteranno a togliersi la vita. Matilda si sente come marchiata; questo immondo sentimento paterno la tormenta come un fantasma riempiendole la mente di vergogna, oppressione e dolore, tanto, troppo dolore.

La sua vita, sia personale che sociale, è giunta al termine e sceglie, così, di ritirarsi in solitudine, in un cottage nascosto tra i pini di una brughiera, in modo tale da non essere riconosciuta agli occhi delle altre persone. Nonostante la sua affinità con la natura, la protagonista si vede ora come l’incarnazione della disperazione più pura e più totale; le ferite che percepisce nel corpo e nello spirito non smettono di sanguinare, la gioia ha abbandonato il suo cuore per non farvi mai più ritorno, solo la morte può mettere fine alle sue sofferenze, ma non osa macchinare oltre il suo animo.

Un effimero sollievo è offerto dall’arrivo di Woodville, un giovane poeta profondo come il mare e dolce come il miele, che le offre amicizia e compagnia, dopo essersi ritirato anch’egli in quei luoghi remoti a causa della morte dell’amata. La presenza d Woodville riporta una temporanea armonia nell’oscurità che avvolge Matilda; conscio che qualche segreto la attanaglia, non è in grado di riportarla completamente allo stato d’animo di un tempo, ma le offre una radiosa e nuova visione della realtà. Ciò che più di tutto possiede un autentico valore, a questo mondo, è la speranza, la speranza che giace nei più profondi recessi dell’anima e che può condurre chiunque alla felicità, al bene e alla vita.

Se il gesto più insignificante è in grado di indurre anche solo un piccolo sorriso di speranza, allora la vita degli uomini avrà avuto senso, la vita che porta la vita.

Il buio, che macchia e offusca la mente della ragazza, possiede, però, radici troppo profonde per essere estirpato e il suo cuore è, ormai, totalmente dedito ad addolorarsi per un’esistenza infelice e senza via di uscita. Matilda si spegne nel suo cottage scrivendo a Woodville tutta la sua storia, in una solitudine vissuta e amata, che ha trasformato una ragazza dolce e piena di vitalità in un’infelice martire di colpe che non ha commesso.

Così come in Frankenstein, Mary Shelley si rivela in quest’opera attenta e scrupolosa osservatrice dell’essere umano. L’umanità di ogni singolo personaggio è descritta come un quadro in cui spiccano i colori e le tinte più accese. Il sentito dolore della protagonista procede di pari passo con l’amore, sempre sincero, di una figlia verso suo padre, una figura poliedrica, ma di cui è impossibile fare a meno.

Il contrastato rapporto tra chi da la vita e chi nasce, tra creatore e creatura, è quasi un’esclusiva della poetica di Mary, così come risulta evidente il costante richiamo alla figura del marito Percy. Woodville non è altro che l’ennesima traslazione del celebre poeta romantico il quale, proprio come in Matilda, è un personaggio chiaroscurale (Mary in quegli anni perde anche il secondo figlio e prova un forte risentimento verso Percy, anche se non smetterà mai di amarlo profondamente). La ragazza apprezza molto la sua compagnia, ma non smette di dubitare della sua comprensione ed empatia, perché ha ragione di ritenere che non sia in grado di identificarsi appieno nel suo essere, nel suo tormento e nelle sue inquietudini.

Anticipando profeticamente tutta la letteratura femminile della successiva età vittoriana, con Mathilda Mary Shelley apre ai nostri occhi il corpo dell’umanità, esaltandone l’unicità, l’affinità naturale e immaginifica, e rivelando l’essenza stessa delle passioni che la animano.

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