Decameron da Coronavirus

letteratura

Che storie si racconterebbero dieci ragazzi, poniamo sette fanciulle e tre fanciulli, in fuga dal mondo se oggi un virus sconosciuto, diciamo proveniente dalla Cina e di origine vampiresca, iniziasse a diffondersi di città in città, di bassa in bassa nel territorio dell’egregia Lombardia? 

Un sabato pomeriggio a mezzogiorno e ventidue minuti davanti alla venerabile Basilica Cattedrale Metropolitana della Natività della Beata Vergine Maria (meglio nota su Instagram con il nome di Duomo di Milano) si ritrovarono sette giovani donne, tutte l’un l’altra congiunte dell’onesto desiderio di aiutare e conservare e difendere la propria vita. È noto -la storia e la tradizione novellistica ce lo insegna- che di fronte a un’epidemia prende più saggio partito chi sceglie di schivare e fuggire gli infermi e i loro luoghi e, fuggendo e schivando, non scorda di indossare mascherine antibatteriche e coprirsi le mani di Amuchina gel.  

« Donne mie care – cominciò una- voi avrete udito che il pestifero virus ha varcato la soglia della nostra provincia. Ritenendo che prevenire sia meglio che curare e stimando che nessun consiglio di medico o virtù di medicina possa valere contro il mortifero morbo, io giudicherei ottima cosa l’abbandonare le nostre dimore adesso, alla prima apparizione di questa lacrimevole malattia, per sfuggire al regime di quarantena che certamente verrà presto imposto e che ci serrerà entro le mura di una città ormai infetta, dove, per Dio, non c’è più nulla da fare, giacché palestre, cinema, università e discoteche sono state chiuse nel rispetto delle ordinanze regionali. Propongo dunque che ce n’andassimo a stare in un luogo dove l’aere è assai più fresco: intendo sui monti lombardi, in una delle baite che posseggo nell’Alta Valle Camonica».

Le altre giovani, udite queste parole, lodarono il saggio consiglio e, desiderose di seguitarlo, erano già pronte a indossare i Moon Boot.

Ma una di loro, la più prudente, disse «Amiche, quantunque l’idea sia ottima, occorre ricordare che noi siamo tutte femmine e senza la provvidenza di alcun uomo non ci sappiamo regolare: siamo pusillanimi e paurose, incapaci di guidare su strade sterrate ricoperte di neve. Veramente occorrono uomini, perché senza l’ordine loro rare volte riesce alcuna nostra opera».

Questo ragionamento suonò un poco patriarcale e accese lo sdegno delle poi accanite sostenitrici della parità tra i sessi, quando l’infuriare della polemica femminismo fu evitato dall’arrivo di tre giovani che riuscirono a raffreddare gli animi riportando all’attenzione delle fanciulle il vero dramma del loro tempo, che non era certo una questione di genere, ma di germi e penuria di mascherine, gel disinfettanti e carta igienica nei supermercati.

Prima di partire occorreva infatti fare la spesa. Rifornirsi di tutto il necessario per sopravvivere al camuno ritiro.

«Ecco dunque che la fortuna è favorevole ai nostri proponimenti -esclamò una- e ci ha posto davanti giovani discreti e valorosi, i quali volentieri passeranno all’Esselunga e caricheranno sulle loro automobili casse di acqua e viveri da poterci dissertare e sfamare per i prossimi giorni».

Così fu e la brigata si mise in viaggio per terre più salubri, dopo aver sfidato coraggiosamente la raccomandazione delle autorità di evitare i più luoghi più affollati, che allora erano diventati proprio i negozi di alimentari.

E, giunti nel luogo ordinato, trovarono una deliziosa casetta di montagna con camere e camino, ma senza televisore e connessione internet, dove sarebbe stato possibile vivere lietamente, dimenticare il contagio, fare a palle di neve e novellare intorno al fuoco.

Ma che storie si potrebbero dunque raccontare i nostri giovani in fuga dal mondo? Nessuna storia, né allegra né triste, né scanzonata né esemplare, perché non possiamo più sollazzarci, e ridere, e cantare, e immaginare e raccontare se in mancanza di un canale di connessione con il mondo e i suoi fatti non possiamo tenere costantemente monitorato il numero dei contagi, sapere se gli infetti sono rimasti 152 o sono saliti a 164, se i locali devono abbassare le serrande alle 18 o alle 18:30, se non possiamo controllare ogni mezz’ora il sito della regione e imparare a memoria le circolari del ministero della salute. Vogliamo sapere tutto: il nostro Decameron potrebbe svolgersi solo davanti ad un televisore che parla del virus, l’unico novellatore che ci piacerebbe ascoltare. Nessuna storia oltre l’orrido cominciamento.

Immagine di copertina: Trionfo della Morte di Pieter Bruegel il Vecchio, 1562, Museo del Prado (Madrid)