Carnage

cinema

Carnage(2011) è un film in cui, lo dice il nome, ce le si suona. Prima al Brooklyn Bridge Park, dove un ragazzino assesta un colpo di bastone sul volto di un coetaneo durante una lite puerile. Ma è una falsa pista. In due minuti la cinepresa di Polanski si installa sulla scenografia cardine della pellicola, in cui assistiamo ad uno scambio incalzante di parole usate come armi contundenti. Nel salotto della middle class newyorkese, infatti, i genitori dei due rissosi contendenti si trovano per mettere a verbale l’accaduto.
Va detto, uno dei padri è avvocato, ma non sembra molto coinvolto nei confronti della parte lesa, né si occupa del figlio turbolento, un pazzoide, a suo dire. Il cellulare dell’uomo (interpretato dall’algido e sprezzante Christoph Waltz) squilla in maniera continua e fastidiosa. Su questo divano borghese del buon costume gli ospiti esibiscono e spengono un sorriso d’occasione. Di cosa ci si occupa, gli ingredienti di una ricetta, l’ossequioso complimento all’antistante bella coppia.

Come si può già intuire, però, anche nelle più sedicenti solide diplomazie fra le parti si incontra l’anello che non tiene, e la catena del buonismo costruito con la fatica del vezzo e della moina si apre, sotto lo sforzo tensivo della mediocrità. Polanski mette in risalto uno spaccato di vita contemporaneo che può vestire con probabile verosimiglianza alcuni contesti relazionali dell’oggi, e lo fa con acume e brio dei dialoghi, ma ritengo che da regista non gli riesca di uscire dalla stessa svogliata convenzionalità del soggetto ripreso.
L’ennesimo squillo del cellulare di lavoro, lo sbrodolato oltraggio alla preziosa rivista Kokoschka del ’57, le ingenerose ironie sul politically correct di una Jodie Foster che fa la mamma dalle vene pulsanti. Man mano che il confine fra vittima e carnefice si affila, diventa sempre più difficile ergersi a paladini della moralità. Quando tutto questo meccanismo comincia a scricchiolare in maniera troppo assordante, l’unico olio che i miserabili sanno trovare è l’ovattamento di una bottiglia di whiskey. Ma a quel punto, la carneficina è già bella e iniziata.

Articolo di Valeria Giudici

The blank – Arte a domicilio

arte

The Blank Contemporary Art lancia il box di Natale, in edizione limitata di 200 pezzi, che comprenderà un’opera dell’artista Andrea Romano e una di Alberto Garutti, realizzate in occasione della mostra Il Dono. Sulla vita e la morte, insieme a due biglietti per visitare l’esposizione, non appena potranno riaprire gallerie e musei.

Tracey Emin | My bed (1998)

arte

Londinese, classe 1963, una lunga militanza tra gli Young British Artists, tanti premi e esposizioni alle spalle. È Tracey Emin, un’artista icona dell’arte contemporanea. Un’icona, come il più famoso e discusso tra i suoi lavori: My bed, esposto per la prima volta nel 1998. Alla vista l’opera è un semplice ready made del letto sfatto dell’artista, ricolmo di tutto ciò che la struggente disperazione per la fine di una storia può portare con sé nell’arco di quattro lunghi giorni.

Storia di un matrimonio (2019) di Noah Baumbach

cinema

Quando Noah Baumbach ha scelto l’espediente registico per mostrare le dinamiche della famiglia Barber, chi ha visto questo film sa che ci ha proposto un gioco da tavola. Sappiamo che nel Monopoly, fra imprevisti e probabilità (e con un po’ di fortuna), si raggiunge un gruzzoletto di terreni per poi costruirvici sopra. In questo caso i giocatori sono ai ferri corti e la partita dura decisamente più del previsto. Perché Nicole lo vuole, dannatamente, il «pezzo di terra tutto suo», e quando due spiriti competitivi se la giocano a dadi può finire male, al punto da battere i pugni sul tavolo, o contro un muro. 

L’Alba di Fenoglio – parte prima

cinema, letteratura

Se pensando alla città di Alba vi vengono in mente solamente tartufo, nutella e vino, state sicuramente dimenticando qualcosa, anzi qualcuno: il più grande scrittore della resistenza, Beppe Fenoglio. Abbiamo intrapreso un tour didascalico tra le Langhe alla scoperta della terra, dell’aria e dell’acqua che hanno dato vita alla sua opera.

Virtual Photography e ready made | Intervista a Emanuele Bresciani

arte
Emanuele Bresciani, Whispers in the dark da Uncharted 4

Bergamasco, classe 1969, Emanuele Bresciani è considerato il pioniere della Virtual Photography italiana e mondiale. Lo abbiamo incontrato lo scorso febbraio a Luzzana, nella chiesa sconsacrata di San Bernardino, in occasione della sua mostra “Screenshot” in collaborazione con il Museo d’Arte Contemporanea di Luzzana.

Breve storia della paura fantastica

letteratura

Mi sono sempre chiesto se fosse possibile conciliare il realismo della letteratura italiana con il genere horror, così irrazionale, oscuro e astratto. Questo insolito quesito di dubbia utilità è saltato nel mio cervello diversi anni fa: mi trovavo sul tram, distrutto e sfiancato dopo una giornata di università milanese (che ai tempi odiavo), e mi capitò di assistere e di ascoltare ad una discussione alquanto peculiare.